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ossimoriche contraddizioni la grafica applicata alla luce
L’immaginario collettivo, riconosce nelle opere presentate, archetipiche iconografie che riconducono il fruitore alle rappresentazioni mediatiche , introdotte dai media; tale immaginario assume a priori l’incompletezza dell’opera, onde ricercare la perfezione del prodotto/opera, che a dire di tutti, non è mai stata raggiunta,probabilmente, ciò è avvenuto per non distruggere l’illusione di poter ancora “fare arte”, ma “fare arte” oggi dev’essere un’operazione culturale condotta con enorme forza quindi non può essere cosa per tutti, ma è necessaria una sensibilità alta ed un retroterra culturale vasto, che permettono di non farsi influenzare dal sistema, di dirigere verso un nuovo canone di contemporaneità, tale canone dev’essere l’analisi della realtà ed il tentativo di imporre auree di cultura e di Belle Arti nella società. L’opera completa dunque lascia intuire un ambiente culturale che sopraffà la società aberrata ,come una fantasmagorica ed evanescente immagine.
Con la durezza degli aspetti semiologici tipici della scrittura digitale, che imprimono una grande, e quasi brutale, forza alle opere, la parola assume grande importanza all’interno dell’opera, racchiudendo molteplici significati, non è semplice citazionismo, è una riflessione continua sulle idee piu alte, è esaltazione delle capacità umane che ora tendono verso un rachitismo di pensiero, che sta via via involvendo l’uomo ad uno stato di aberrazione, ma nonostante questo impalpabili affiorano lettere a comporre un substrato di memoria di una grandezza che rischia di perdersi.
La provocazione trasfigurata in opera, è un aspetto fondamentale del progetto, onde contestare la bassezza dell’uomo contemporaneo, che sceglie di non riconoscere le proprie capacità, tendendo verso scelte comode prive di futuro Allora che siano le grandi parole di uomini, ad annullare le immagini confuse nate in un mondo in cui si delinea uno scenario d’un impressionante brutalità, unione di visioni forti, che troppo spesso ormai ritroviamo nei mezzi di informazione e che l’uomo moderno ha assimilato, di fronte alle quale è colto da un rassegnato disinteresse. Si tratta probabilmente di un’ipocrita compromesso, dovuto alla mancanza di iniziativa degli uomini contemporanei, che accettano le prerogative di una cultura dello spettacolo che pervade la società, rendendola culturalmente impreparata ad eventuali reazioni, per le quali l’uomo risulta ormai inerme.
La grafica applicata alla luce, dal punto di vista percettivo, sfida la mente alla quale vengono ricondotte immagini riconoscibili di totale attualità, che appaiono sfumare come fantasmi divenuti ora indistinguibili. Proprio rifiutando l’immagine di un uomo aberrato la fotografia diventa vera e propria arte plastica
la luce diventa materica e le scritte incidono graficamente la percezione, divenendo cosi pittura di luce e disegno di ombre. La forza dei contrasti tra luci, cromie ed ombre, pone lo spettatore a fronte di un mondo che risulta ad esso estraneo tra l’etereo e il surreale, ma che in realtà è solo un riflesso delle proprie aberrazioni e dei propri vizi. La grande presenza del nero genera ossimoriche contraddizioni cromatiche e permette al fruitore di entrare nell’opera concentrandosi sulla falsa luce, ed imponendo, nel momento in cui lo sguardo faticosamente si distoglie, l’uomo è colto da uno stato di impotenza, che sfocia nella cesura con oltre un secolo di arte, al fine di lasciare e chiedere, una libera e nuova proposta culturale.
L’opera dunque si pone proprio a difesa della miticità e della grandezza, (quelle romantiche del Carme dei sepolcri di Foscolo, trasposte nella modernità), tentando di ricondurre chi la osserva verso nuove – forse eroiche – scelte.
Nicolò Vitacco









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