Il fiume è dentro di noi, il mare tutto intorno a noi.

L’opera presenta una forte critica all’uomo contemporaneo, che aberrandosi in un contesto sempre piu sterile interrompe lo scorrere della propria esistenza.T.S. Eliot
In un ossimorica contraddizione viene presentata l’immagine ormai annullata di un volto umano, celata e quasi dissolta nella profondità di un nero che assume una valenza quasi interiore, immagine ancor più occultata dalla scrittura, che attraverso la sua semiologia grafica importante, tende a cogliere la percezione del fruitore al fine di farlo riflettere sul proprio ego.
La stessa scrittura, come l’immagine sono presentate ruotate, in quanto il fruitore, all’impatto con l’opera, cerca di riconoscerne archetipicamente le forme, per poi piegare il capo seguendo la scrittura e riconoscere la nuova immagine generatasi.
La società contemporanea ha prodotto uomini incapaci di seguire un flusso fatto di tappe importanti che ne generano una formazione completa, dunque la perdita della cultura ed il contestuale assalto mediatico, hanno portato ad una staticità disperata.
Il forte legame con le vie dell’acqua è rappresentato proprio dalla rappresentazione dell’uomo, come soggetto che deve essere in costante movimento, è pertanto con ampia accezione concettuale che ogni uomo è paragonabile ad un corso d’acqua, che genera scambi, porta cultura e confluisce nella società, ma se questo scorrere è interrotto e tali vie sono sterili, l’intera società è destinata ad abbassarsi.
Le parole ribadite più volte, fino allo spasmo, sono quelle dell’opera “i fiumi” di Ungaretti, non diviene cosi semplice citazionismo, ma è un modo per far cogliere l’aspetto principale della vita umana, che attraverso tappe importanti deve generare un costante flusso di pensiero atto a costruire una crescita per se stesso e superando il proprio ego, per il mondo.
É quindi l’esempio di come l’uomo si possa raccontare attraverso i fiumi, percorsodella propria esistenza e divenire anch’esso corso d’acqua che genera scambi e cultura.
Già Monet, che con la sua pittura ha placato le auree del romanticismo, ha rappresentato corsi d’acqua, in un’accezione del tutto simile ed allo stesso tempo opposta alla presente, le acque stagnanti sotto le ninfee o il mare calmo di Le Havre, non son altro che rappresentazioni dell’umana natura, trascinata nel clima mite di un’epoca nuova.
sessantapercento attraverso il forte uso del nero, che fagocita la luce, trascina lo spettatore in una condizione in cui perdere il contatto con la realtà circostante, in un’angosciante solitudine, ove sia possibile prendere spunto dalla grandezza delle parole citate, e riconoscersi nella curva di un fiume, che l’essere umano rappresenta quale portatore di cultura, verso il mare della società.
Nicolò Vitacco




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