realize

 

 

Realize è un’opera che si pone con senso critico nei confronti di una società che attraverso un consumo “spietato” delle risorse naturali, sta devastando il pianeta, per una produzione sempre più massificata e meno sostenibile, contestualmente, Timberland opera in controtendenza rispetto a molte aziende; per questo la scelta di accennare all’interno dell’opera, l’inconfondibile suola del boot è atta a sottolineare l’impegno dell’azienda nei confronti dell’eco-sostenibilità, unica soluzione atta a invertire il trend commerciale negativo contemporaneo.

 

Il testo che si sovrappone all’immagine, cita una frase di Tȟatȟaŋka Iyotȟaŋka che nonostante sia stata proferita oltre un secolo fa, è più che mai attuale e nell’opera viene ribadita fino ad annullare l’immagine sottostante che rappresenta l’aberrazione della società contemporanea, attraverso una figura umana ormai quasi irriconoscibile.

 

Se l’artista, essendo uomo, può mettere in pratica le sue eco-scelte, in qualità di comunicatore e portatore di cultura, ha il dovere di fare un intervento a sostegno dell’eco-sostenibilità; già in passato l’arte si è occupata di diritto di vivere nella natura, quale forma di rispetto degli ecosistemi e dell’uomo, ne sono chiaro esempio provocante, i tappeti-natura di Gilardi: forma di protesta contro l’insensatezza di un’urbanizzazione che non prevedeva “per tutti” la possibilità di godere di uno spazio verde.

 

Il titolo, con tono imperativo pretende dallo spettatore di realizzare che “il denaro non può essere mangiato” per tale motivo la devastazione inconsapevole del pianeta, porterà certo a maggiori profitti, ma contestualmente distruggendo le risorse naturali provocherà un collasso dal quale sarà poi impossibile uscirne con il denaro.

 

attraverso il forte uso del nero, che fagocita la luce, trascina lo spettatore in una condizione in cui perdere il contatto con la realtà circostante, in un’angosciante solitudine, ove sia possibile prendere spunto dalla grandezza delle parole citate, al fine di prendere coscienza dell’attuale situazione e superarla.

 

E’ la forte attrazione che si genera grazie alle cromie e al segno, che non permette allo spettatore di uscire “indenne” dall’opera, che con fiera imponenza dialoga con chi la osserva, in modo maieutico, estraendo pensieri che sono parte dell’umana consapevolezza che l’uomo contemporaneo tende a celare.

Si viene dunque travolti dal dinamismo delle sfumature, in un’esibizione di toni che plasmano le figure, fino a generare un cortocircuito di forme, che pretende di sedurre chi le osserva.

Nicolò Vitacco